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Castiadas: i figli dei fiori e altre storie

Niente motori, chiasso o frenesia: nella dimensione bucolica di Castiadas c'è spazio solo per passeggiare tra le valli fiorite, rilassarsi nelle incantevoli spiagge e meditare all'ombra dei fusti ad alta quota. Raggiungere Castiadas è come entrare in un bellissimo sogno: deve essere per questo che gli hippies la scelsero come naturale riparo dalla civiltà, per vivere in armonia con le leggi della natura. Le uniche ammesse in questo prezioso angolo del profondo Sarrabus.

Il territorio di Castiadas Arrivarono da tutta l'isola, dallo stivale e persino dalla Tunisia nel boom dell'epoca dei “figli dei fiori”. Occuparono pacificamente le campagne e iniziarono a coltivare la terra e ad allevare gli animali. La loro età oggi non ha placato la volontà di gioire per le piccole cose. Così, a mezzo secolo dagli anni ruggenti, è ancora possibile notare tra gli sterrati, le case in legno, i campi coltivati, capre e pecore in libertà e i bambini giocare lieti in mezzo ai prati.

Nella bella stagione Castiadas diventa meta di chi ama scandire le sue giornate così, al ritmo del cinguettio degli uccelli, dell'infrangersi delle onde, del profumo della macchia mediterranea. La mattina, quando il sole si leva alto sui tetti, è piacevole passeggiare, pedalare o andare a cavallo tra la vegetazione fitta e profumata della foresta demaniale. Una delle più ampie e meglio conservate dell'intera isola dove lecci, corbezzoli, olivastri e ginepri incorniciano di quando in quando flebili corsi d'acqua a portata stagionale. Anche la storia offre piacevoli motivi per una visita: uno di questi si chiama S'Omu 'e S'Orku ed è un nuraghe ben conservato, caratterizzato da un'imponente torre centrale trilobata circondata da una cortina muraria a cinque torri e da un ampio cortile interno.

Castiadas è meta ambita anche per chi preferisce rilassarsi al mare. Le spiagge di Monte Turno, Cala Sinzias, Cala Pira offrono acque cristalline e sabbie dorate e soffici per ammirare l'alba e per abbronzarsi fino a sera.

Chi sceglie l'entroterra può degustare i piatti tipici della zona, accompagnati dai vini locali di pregevole gusto, e visitare gli edifici che dal 1875 al 1952 ospitarono un' importante Colonia penale agricola. Quando sbarcarono nel Porto Sinzias, sulla costa sud orientale della Sardegna, era l'estate del 1875, trenta detenuti e sette guardie carcerarie. Il territorio doveva apparire selvaggio e incontaminato, i sentieri inesistenti.

Nel tempo il loro numero aumentò. I condannati ai lavori forzati bonificarono e risanarono il territorio disabitato da secoli, coltivarono vigne e agrumeti, grano, cereali e legumi. I fitti boschi vennero in parte sfoltiti ed utilizzati per la produzione di carbone. Agli inizi del novecento erano circa ottocento i detenuti che risiedevano nelle carceri, che intanto era diventata entità autosufficiente. Solo i detenuti più disciplinati avevano la possibilità di lavorare all’aperto, sui campi, gli altri invece scontavano la propria pena all’interno del carcere. E secondo le attestazioni quella doveva essere una vita d’inferno. La Colonia Penale cessò di esistere definitivamente soltanto nel 1952.

Attualmente il Museo del Territorio allestito all’interno dell'ex Colonia Penale, ospita un’esposizione di arredamenti e vestiario della tradizione locale, un percorso fotografico e video della storia del carcere ed una mostra di sculture e dipinti ispirati agli usi e costumi del passato.

Comuni interessati: Castiadas

Periodo consigliato:

Tutto l’anno


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